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   ADDESTRAMENTO DEL CANE DA TRACCIA   

LA TRACCIA ARIFICIALE

Inanzi tutto ci dobbiamo munire di una piccola bottiglietta con all'interno del sangue, possibilmente di selvatico, si  conserva  in  frigo  per  pochi  giorni  impedendo  la  coagulazione aggiungendo un pò di cloruro di sodio oppure  aggiungiamo gli anti-coagulanti   come  ad esempio la l’eparina sodica o altri.

Alle prime uscite la traccia può essere fatta  imbevendo una spugnetta nel sangue   strizzandola o toccandola a terra per un tratto di poche decine di metri. Oppure con una bottiglia a  beccuccio si  lasciano  cadere  delle  gocce,  non molto abbondanti, lungo un percorso, che verrà contrassegnato ogni tanto  da  del  nastro  isolante  colorato  da  attaccare ai ramoscelli  delle piante  oppure  da pezzetti di carta,  ottenuti dai fazzoletti da naso che risultano più facilmente biodegradabili.  La  segnatura della traccia serve  per  correggere eventuali errori del cane durante l’esercizio.

Il  cane  va  condotto  sulla traccia almeno  2-3  ore dopo, sempre al guinzaglio (lunga di 3-6 m.) lasciandolo ragionare senza disturbarlo con l’incitamento,  ma correggendolo lungo il percorso segnato, lasciandolo anche sbagliare. Capirà più facilmente  quale sarà  il  suo lavoro.  Molto dipende dalla sensibilità e preparazione del conduttore.  Proseguendo con l’addestramento la  lunghezza  della traccia diverrà sempre  maggiore  e  la  quantità  di  sangue sempre minore  fino  ad  arrivare  a 200-250  cc  per  1-1,5  km. e ritardando progressivamente  il  tempo (fino almeno alle  12  ore) che intercorre dalla segnatura alla ricerca col cane. 

L’esercizio della traccia artificiale deve essere ripetuto a lunghi intervalli (10-20  gg)  per non “far giocare” il cane il quale poi non presterebbe la massima attenzione su quella naturale.

In  fondo alla  traccia è  buona  norma  far  trovare sempre qualche  cosa:  una  pelle secca o congelata,  uno zampetto, oppure quando cala la passione o la tensione un animale  vivo oppure morto.

Importante è addestrarlo sul  “cambio”  cioè  l’incrocio con altra traccia fresca  di  altro animale,  che  ovviamente il cane  non  deve  seguire.  L’esercizio  sul  lavoro consente questa  sicurezza.  Spesso  succede che  il  cacciatore poco accorto che ferisce, “si faccia giustizia da sè” utilizzando cani da caccia non addestrati,  personali o di amici, per la paura di perdere il selvatico.  Alla fine, deluso, chiama il cane da traccia.  Questo comportamento disorienta il cane da traccia,  il  quale  sentendo  altri  odori  di  cani  sulla traccia,  spesso abbandona la stessa.  Ugualmente si verifica spesso quando il cacciatore  segue la  traccia per ritrovare l’animale,  sovrapponendo continuamente il  proprio  odore a quello dell’animale.

LA TRACCIA NATURALE

Quando il cane avrà  compreso il  lavoro richiesto sulla  traccia artificiale  si  può  portarlo su quella naturale.

La traccia naturale  è tutta  un’altra  cosa.  In  quel caso dipende molto dall’addestramento,  dalle capacità del cane e del conduttore. Infatti il selvatico lo trova il cane, ma il conduttore   lavorando   alla  corda  lunga  lo   aiuta  nel ritrovamento.

La ricerca non deve  essere immediata,  ma deve intercorrere un  lasso di  tempo dettato dall’esperienza,  comunque quasi mai  prima delle 2  ore;  tutto  dipende dal  punto colpito.  Questo  lo  stabilisce  la  preparazione  e l’esperienza del conduttore,  considerate le reazioni al  colpo descritte dal cacciatore e le tracce sull’anschuss (punto di tiro).  Su animali feriti ed ancora vivi che  si allontanano, spesso conviene lanciare il cane sulla traccia  fresca, liberandolo dal  lungo  guinzaglio.  In  queste  condizioni  essendo già concentrato sul lavoro  di pista,  riuscirà più facilmente a raggiungere  l’animale ed  a bloccarlo  con  l’abbaio  o con l’attacco.

LA DIFESA DEL SELVATICO

Quando il  cane ha ottenuto  una buona dimestichezza  con la traccia  artificiale,  appare  importante  l’esercizio della “difesa  del  selvatico”   utilizzando  il  comando  “terra” , l’importante è che siano comandi brevi e secchi  dati in prossimità di elementi che si vogliono far difendere (indumenti, zaino …selvatico)

Normalmente  le  razze indicate “difendono” istintivamente verso gli estranei, ma è sempre bene verificarlo.  Tale  esercizio  appare  importante  quando   si   trovi  il selvatico in zone difficili da raggiungere e per togliere da un  profondo  fosso un  grosso  cinghiale,  conviene cercare l’aiuto di qualcuno lasciando l’animale incustodito.  Il  cane  non  deve  assolutamente  infierire  sul selvatico lacerandone le carni o peggio  cibandosene,  si deve esigere il rispetto assoluto della carcassa, tutto si ottiene con un buon addestramento.

Molti  cani,  quando  lanciati  sulla  traccia,  tornano dal padrone  segnalando in vari  modi il ritrovamento,  altri si fermano   sulla   carcassa   ed   abbaiano   insistentemente “avvisando il morto”.

L’utilizzo  corretto  del  cane  da  sangue  dirà quale sia l’indole e l’istinto del proprio ausiliare che deve avere un notevole se non perfetto affiatamento con il padrone.  Per ottenere questo il cane deve essere mantenuto  sempre, o il più possibile vicino o a contatto con il padrone.  Raggiunto  un  buon  addestramento,  l’ausiliare  può essere utilizzato come cane da limiere e nella girata.

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