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LA POTENZA DELL’ARCO

chi partecipa regolarmente alle gare, utilizza un arco take-down con una potenza effettiva di circa 40 libbre se uomo o 35 libbre se donna o un compound di 50/55 libbre se uomo e 40/45 libbre se donna;

la potenza dell'arco indicata dal costruttore è relativa ad un allungo standard di 28 pollici.
Tale potenza nominale deve essere aumentata di 2 libbre per ogni pollice di allungo oltre i 28, così come deve essere ridotta di 2 libbre per ogni pollice di allungo sotto i 28, per ottenere la potenza effettiva che svilupperete dopo averlo teso;

Ricordatevi che il metodo migliore per misurare la potenza effettiva rimane quello di utilizzare un dinamometro.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

GLI ACCESSORI

Frecce almeno 6, del tipo ricavato sulla base del vostro allungo e della potenza effettiva del vostro arco dalla apposita tabella in dotazione di tutti i negozi specializzati.
Supporto freccia (rest) semplice e di buona qualità; ricordatevi che state iniziando.
Bottone ammortizzatore (berger) necessario per take-down e per compound che non utilizzano sgancio meccanico e rest a forcella.

Mirino non ammesso per l'arco nudo
Ne esistono di tanti tipi. Alcuni buoni, altri ottimi. Il consiglio è di iniziare con uno economico e passare poi ad uno che potrete spostare sui diversi archi che userete.
Paradita con appoggia-mento, per tiratori take-down con mirino.
Guantino o paradita senza appoggia-mento per tiratori ad arco nudo.
Sgancio Meccanico : per il compound è ammesso l'utilizzo di uno sgancio meccanico per rilasciare la corda al posto delle dita, ne esistono diverse tipologie : a pollice, a indice, a rotazione ... la scelta è soggettiva e dipende dal modo di tirare di ogni arciere.

Parabraccio vanno tutti bene.

Dragona In teoria vanno tutte bene. Provate però le diverse sensazioni che vi danno le diverse in commercio (da polso o da dito) e scegliete quella più adatta a voi.
Valigia
per contenere tutti gli accessori elencati
Cavalletto reggi arco per non appoggiare l'arco a terra

Squadretta per posizionare il punto di incocco e per le varie misurazioni.
Carichino per montare il take-down in modo facile e senza torsioni sbagliate ai flettenti.
Clicker per tiratori Fitarco di arco take-down con mirino; è una lamella elastica in metallo sotto la quale farete scorrere la freccia; quando la punta della freccia, arretrando, supera il clicker e lo fa scattare, indica che avete raggiunto "l'allungo" che ritenete ottimale per voi.

Visette ammessa solo nel compound; è un piccolo anello da posizionare nella corda e attraverso il quale si guarda il mirino, formando così un secondo punto di mira
Soucette per take-down con mirino (alcuni la ritengono utile, altri non la utilizzano); è un anello da fissare alla corda in modo che tocchi una parte del viso, in genere il labbro superiore, quando avete raggiunto la posizione ideale per il rilascio - non ammessa in Fiarc

Stabilizzatori per compound: stabilizzatore centrale (attenzione alle differenze di regolamento tra le due Federazioni);

per take-down con mirino: stabilizzatore centrale e due stabilizzatori laterali; alcuni arcieri utilizzano anche uno stabilizzatore superiore;

Per lo stabilizzatore centrale (dopo aver verificato che il regolamento lo permetta) è consigliata una lunghezza pari o leggermente inferiore al vostro allungo, mentre, per gli stabilizzatori laterali, troverete in commercio delle lunghezze standard.
attenzione a non acquistare una stabilizzazione troppo "pesante"; .... provate a sostenere l'arco completo di stabilizzazione per alcuni minuti ......!!!

Paraseno consigliato anche agli uomini.
Estrattore per estrarre le frecce dai battifreccia "duri".
Penne di scorta
Colla a freddo per le penne che si sono staccate.
Cocche di scorta controllate che siano adatte alla corda del vostro arco.
Punte di scorta
Colla a caldo per le punte da sostituire.
Impennatore per incollare le penne al posto giusto.
Punti d'incocco o filo per costruire il punto d'incocco.
Binocolo per guardare dove avete tirato le frecce;

Alcuni accessori possono essere acquistati in fasi successive, quando la Vostra esperienza ve lo consiglierà.
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caccia con l'arco           

Chi sceglie l'arco per la propria attività venatoria si ritrova presto proiettato in un habitat mentale estremamente coinvolgente che richiama all'essenza del nostro essere "predatore", scevro dai compromessi che determinano la superiorità tecnologica  che ci allontana sempre più spesso dai valori più puri e ancestrali legati alla nostra istintualità. In caccia, l'uso di questo antico strumento permette una sorta di cammino a ritroso nella storia dell'uomo cacciatore, destinato ad enfatizzare e sublimare le capacità dell'arciere che si cimenta con questa forma di Ars Venandi. L'interesse verso il carniere risulta fortemente limitato, a fronte di una continua ricerca interiore che spinge il cacciatore a considerare l'importanza della sua preparazione tecnico/venatoria e delle ritualità connesse e la necessità di compenetrarsi e confrontarsi con l'elemento Natura secondo una chiave di lettura unica nel suo genere.  

La caccia con l’arco, inoltre, è sistema di prelievo a basso impatto ambientale; questo permette anche alle zone limitrofe ai parchi (ed i parchi stessi) di trarre beneficio da essa, se ben regolamentata e strutturata. Anche nell'ambito delle più grandi AA.VV. sono state prodotte azioni specifiche per sondare la possibilità di creare cacciatori abilitati alla caccia di selezione con l’arco, congiuntamente ad un programma che prevede la creazione di operatori specializzati nella gestione degli ungulati, a cominciare dal cinghiale.

La cosa che meraviglia di più, alla luce di tre convegni organizzati sul nostro territorio da "Gli Arcieri di Avalon" (poi confluiti in UNARC), dei corsi formativi svolti e dei numerosi momenti di incontro, è la straordinaria risposta dei cacciatori tradizionali, che grazie alla nostra azione stanno imparando a conoscere ed apprezzare la caccia con l'arco. La caccia con l’arco potrà forse divenire un “modello” di gestione, o comunque un sistema per collegare le componenti tecniche di gestione ad una domanda sempre più intensa di coinvolgimento tra l’uomo e il territorio attraverso la caccia.

La caccia è passione; eppure deve essere esercitata dominando la stessa passione che è una delle forze trainanti del cacciatore, con ragionevolezza e conoscenza di causa ed effetto. A questo fine assume particolare importanza l’acquisizione da parte del singolo arciere-cacciatore di una mentalità capace di accettare il dominio della ragione sulla passione e la necessità di fare determinate rinunce.

Se concentriamo la nostra attenzione sulla Caccia con l’Arco, ci riesce più facile evidenziare che il comportamento venatorio di ogni cacciatore è il risultato dell’esperienza di molti e della formazione ricevuta in termini di sicurezza, di conoscenza e, naturalmente, di etica, senza necessariamente scadere in ridicoli controsensi morali e ammettendo con necessaria chiarezza che l’interesse primario di ogni buon cacciatore deve risolversi, in ogni caso, nel recupero della preda ferita.

Anche per questo motivo – e non solo per questo – sarebbe auspicabile una maggiore apertura dei cacciatori arcieri verso il mondo della caccia con cane da seguito e/o da traccia. Non dimentichiamo che fin dalla preistoria il cane accompagna l’uomo nelle sue operazioni di caccia.

adesso passiamo alla pratica.

gli archi...

Il longbow

 

Il longbow è un arco dove la semplicità delle forme dinamiche e degli elementi costruttivi rappresentano l'essenza dello strumento, enfatizzando nel tiro la valenza psico-fisica dell'arciere che lo gestisce per colpire il bersaglio.

Per noi, il longbow è "l'arco tradizionale" nel senso corretto del termine in quanto proviene da una cultura Europea dove è stato portato all'apice della sua diffusione ed utilizzo dagli Inglesi determinandone la vittoria in numerose battaglie.

Normalmente siamo abituati ad immaginare che forza e potenza provengano da ciò che si manifesta robusto e pesante, ma se questa sensazione scaturisce inaspettatamente da qualcosa di esile e leggero ne rimaniamo affascinati.

Queste caratteristiche, insieme alla valenza storica, avvolgono il longbow di un un fascino a cui è difficile rimanere indifferenti.

Lo dimostrano molti appassionati arcieri "tecnologici" che hanno attaccato alla parete di casa un "lungo Arco", come fosse un riferimento di appartenenza e lo usano quando vogliono esprimersi in un contesto più ludico e disinibito di quello imposto dalle competizioni formali.

Mi piace pensare che chi tira con il longbow sia un vero appassionato, un purista del tiro con l'arco, che ha scoperto un'eredità persa nella notte dei tempi e ne fa tesoro .

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

arco ricurvo

 

 

E’ un arco veloce, efficace ed esteticamente elegante. E’ l’arco normalmente in uso nelle scuole di tiro e infatti è il più indicato per imparare i fondamenti tecnici.

Può essere intero (monolitico) o smontabile (take-down) più diffuso per la maggiore facilità di trasporto.



Durante il tiro, nei flettenti, si sviluppano delle straordinarie forze di trazione sul dorso, e di compressione sul fronte. La differenza tra le une e le altre permette all’arco di accumulare l’energia necessaria a spingere la freccia. Appare evidente, quindi, quanto sia importante la scelta dei materiali impiegati.



Il pregio dei take-down, sta nella possibilità di sostituir loro i flettenti con la massima facilità e rapidità, così da poter incrementare il libbraggio semplicemente acquistando flettenti più forti. La comodità di tali archi sta comunque nell’occupare poco spazio una volta smontati.



Più largo è il flettente, più lenta sarà l’uscita della freccia; più ingombrante e pesante esso apparirà all’estremità, più lento ma stabile risulterà l’arco. E’ consigliabile che il RISER, ossia la parte centrale, non superi un terzo dell’intera lunghezza dell’intero arco, così da non avere una trazione disomogenea nel momento di mira. Generalmente oggi i riser hanno misure standard, e in linea di massima non superano i 25” di lunghezza.

Inoltre è bene sapere che più la distanza arco-corda è ridotta (BRACE) più l’arco sarà veloce ma difficile da controllare.



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

arco compound

 

 

Il compound, arco di nuova generazione, si distingue a colpo d'occhio tra i tre. E' più corto degli altri ed alle sue estremità sono installate delle carrucole ( cam ) che hanno la funzione di diminuire lo sforzo di trazione fatto dall'arciere. Possono essere installati uno stabilizzatore ed un mirino dotato di una lente di ingrandimento. Il compound risulta essere un arco più potente dei precedenti e molto più preciso.
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

le frecce...

frecce in legno

 

La si può definire "la freccia" per eccellenza.

Rievoca tempi antichi ed è carica di romanticismo ma.. impiegata per uso venatorio può dare, senza alcun problema, gli stessi risultati delle sue rivali in alluminio e carbonio.

Estremamente laboriosa nella preparazione che già comincia dalla selezione delle aste e dal controllo della linearità delle stesse, si presta ad una personalizzazione che può farla diventare un vero e proprio "piccolo capolavoro"; necessita di un perenne costante controllo sulla affidabilità.

Il legno comunemente usato è il famoso ed indiscusso " Cedro di Port Orford"; altre alternative sono il pioppo, l'abete,l'acero,il ciliegio, la betulla e il frassino; molti di questi legni alternativi sono più pesanti del cedro e possono essere utilizzati come validi sostituti. Ovviamente il cedro resta il numero uno per la sua linearità. Le aste in legno possono essere prodotte oltre che nella classica forma cilindrica e parallela anche nella forma completamente rastremata oppure rinforzata con altri legni (come nella foto centrale). Molto altro si potrebbe aggiungere sulla freccia in legno ma si omette in quanto non pertinente con l'argomento trattato

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

freccia in alluminio

 

 

 

Costruita con una particolare lega di alluminio, ha subito nel tempo un costante miglioramento tecnologico; ad oggi ancora si distingue per la precisione costruttiva e per le tolleranze veramente minime che riesce ad offrire.
Aspetto interessante della freccia in alluminio è la grande versatilità della stessa; infatti sia la freccia che i suoi componenti (cocche e inserti) vengono offerti in una varietà di misure e pesi tali da poter coprire le necessità dell'arciere più esigente; a sfavore di tale versatilità è la possibile difficoltà iniziale nella scelta della freccia che meglio si adatta alle nostre esigenze.
La freccia in alluminio comunemente usata è contraddistinta da una serie di quattro numeri di cui i primi due indicano il diametro esterno dell'asta in 64mi di pollice mentre i secondi due indicano lo spessore dell'alluminio in 1000mi di pollice (2013 = diametro esterno dell'asta 20/64mi di pollice e spessore dell'alluminio 13/1000mi di pollice); per aumentare la leggerezza e quindi privilegiare le traiettorie più tese,viene di solito incrementato il diametro e ridotto lo spessore (a scapito però della robustezza)

                                                                
In ogni caso, a prescindere sia dal tipo di asta che viene usato che dalla precisione costruttiva iniziale, la freccia in alluminio risente della sua ridotta elasticità e con l'uso tende a perdere la linearità iniziale fino a diventare inutilizzabile per il tiro.
La freccia di alluminio, malgrado abbia avuto per anni un ruolo di protagonista, sta subendo ultimamente un notevole calo di popolarità a causa della concorrenza della freccia in carbonio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

la freccia in carbonio

 

Nata per fare concorrenza alla freccia in alluminio, come freccia più robusta e con tolleranze di costruzione minime, in caso di rottura (rara) si sfibra rilasciando numerose e piccolissime schegge, oggi però la tecnologia è venuta in aiuto e attualmente sul mercato si possono trovare frecce in carbonio che in caso di rottura, si spezzano in modo "netto" riducendo quindi al minimo lo spargimento delle pericolose schegge.
Analogamente la freccia in carbonio va in ogni caso regolarmente ispezionata, flettendola più volte al fine di poter rilevare anche le più piccole rotture.
Nel dubbio, non va tirata.
Ma la freccia in carbonio (o grafite) non presenta solo aspetti negativi; costruita con un materiale tecnologicamente indistruttibile sta lentamente soppiantando la freccia in alluminio, anche se la precisione costruttiva non è ancora allo stesso livello.
A favore della freccia in carbonio depone la sua incredibile elasticità che la rende perennemente dritta, la leggerezza che consente di sfruttare una maggior velocità e traiettorie più tese nonché la sua straordinaria robustezza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

le punte...

punte a 2 lame

TIPOLOGIA COSTRUTTIVA la punta a due lame può essere di tipo classico, cioè chiusa oppure ventilata. Alcuni tipi di lama, sia chiuse che ventilate permettono l'inserimento di una piccola lama perpendicolarmente alla linea di taglio principale. L'inserimento della punta sull'asta può essere a vite oppure conico per permettere il montaggio su aste in legno. Per le punte coniche esiste un apposito adattatore per l'uso con la vite. La punta a due lame presenta una linea di taglio che segue tutto il perimetro della lama.
AFFIDABILITA' La punta a due lame è definita, per tecnica costruttiva, la più affidabile in quanto non essendoci parti mobili non consente il distacco di alcuna parte di essa al momento dell'impatto. Questa ultima affermazione è più teorica che pratica, in quanto le altrettanto e sicuramente più famose punte a lame intercambiabili, sono altrettanto affidabili e molto molto raramente producono gli effetti sopradetti. A sfavore della lama tradizionale è la tendenza, proprio a causa della sua particolare conformazione, ad avere problemi di stabilità in volo.
PENETRAZIONE Viene considerata in assoluto la punta con la migliore penetrazione. Ed è vero. Per due semplici ragioni: taglia immediatamente al momento dell'impatto e la sua linea aerodinamica le consente di penetrare in profondità producendo un attrito di gran lunga inferiore alle punte a tre o più lame. Si discute circa la possibilità di questa punta di attraversare le grandi ossa, ma di fatto resta comunque una lama di grande efficacia. E' bene ricordare che la "forma" della punta non è l'unico elemento che concorre a migliorare la penetrazione.
TAGLIO IN ENTRATA La superfice di taglio non è enorme, o quantomento non è sicuramente paragonabile all'effetto prodotto dalle punte a tre lame. Produce un taglio ad asola che può, in certi casi, produrre un sanguinamento debole e quindi una traccia insufficiente da seguire
AFFILATURA L'affilatura è un altro punto sfavorevole in quanto deve essere fatta manualmente; a seconda della marca di punta scelta e del materiale con cui sono costruite alcune punte si prestano più facilmente di altre a tale procedimento.
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le punte a 3 o più lame - fisse o mobili

 

 

 

TIPOLOGIA COSTRUTTIVA La punta a tre lame fisse nasce inizialmente con gli stessi standard costruttivi e come alternativa della punta a due lame; contemporaneamente si sviluppano le punte a lame intercambiabili. La principale differenza costruttiva fra le tre lame fisse (di cui ne vediamo una di recente costruzione nella foto di sinistra ) o intercambiabili è la funzione della punta che nelle lame fisse è parte integrante della linea di taglio, mentre nelle lame intercambiabili ha come unico effetto quello di sfondare aprendo la strada alle lame.
AFFIDABILITA' Si può dire, a dispetto dei sostenitori della punta tradizionale, che la punta a tre o più lame intercambiabili è altrettanto affidabile quanto la punta a due lame. I suoi detrattori tendono ad evidenziare il fatto di aver trovato punte che, attraversando l'animale, nell'impatto erano prive di una o più lame. Non possiamo provare il contrario, è vero però che un attento montaggio e un controllo dell'attrezzatura, evita totalmente questo problema. Il mercato americano, ago della bilancia circa la qualità dei prodotti arcieristici ha da tempo decretato il successo incondizionato di tali punte.
PENETRAZIONE Eccezionale. Anche se la punta a due lame detiene il primato, alla punta a tre lame le si dovrebbe attribuire il pari merito.Non esistono oggettivamente differenze tali da preferire una punta all'altra. E' bene ricordare che la "forma" della punta non è l'unico elemento che concorre a migliorare la penetrazione.
TAGLIO IN ENTRATA Con una parola sola: DEVASTANTE. Produce un taglio slabbrato in tre parti che si identifica praticamente in un foro di 4/5 cm di diametro; quindi grande sanguinamento e se il tiro è passante (auspicabile) produce una traccia estremamente semplice da seguire
AFFILATURA Il problema dell'affilatura esiste solo sulle tre lame fisse.
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le punte ad apertura meccanica

 

 

 

 

 

TIPOLOGIA COSTRUTTIVA Punta introdotta da meno di un decennio sul mercato, è costituita da un fusto principale alla base del quale partono due, tre o quattro lame dotate di un meccanismo che consente loro di starsene ripiegate dentro una apposita scanalatura lungo il fusto fino alla loro apertura che avviene al momento dell'impatto. Le lame restano chiuse o a pressione per effetto di una strozzatura nella scanalatura del fusto o tramite un anellino di contenimento che nel momento dell'impatto scorre in basso liberando le lame.
AFFIDABILITA' Non particolarmente gradita da molti cacciatori, è oggetto di pareri molto contrastanti circa l'affidabilità nell'apertura delle lame ed alla sua praticità. Un punto a favore di questa particolare lama è l'assoluta stabilità nel volo sopratutto nei tiri lunghi (magari da evitare) ed è proprio grazie alla sua conformazione, che, a lame chiuse, si avvicina alla forma della punta field, che il tuning dell'arco viene facilitato. Alcuni outfitters negli USA non accettano cacciatori che usano questo tipo di lama.
PENETRAZIONE Anche questo è argomento abbastanza controverso; molti sostengono che tale punta abbia una penetrazione leggermente ridotta rispetto alle altre lame a causa della perdita di energia che la freccia deve impiegare per aprire le lame. Le aziende che producono tali lame non sembrano preoccupate e non solo continuano a produrle ma addirittura ne stanno producendo alcune con forme assolutamente bizzarre o miste. E' bene ricordare che la "forma" della punta non è l'unico elemento che concorre a migliorare la penetrazione.
TAGLIO IN ENTRATA Se riuscite a vincere le perplessità circa la sua efficacia, sia per l'apertura che per la penetrazione, allora vale quanto detto per le lame intercambiabili e cioè il taglio è devastante; in questo caso i costruttori, non avendo i limiti aerodinamici della lunghezza di apertura delle lame, riescono ad ottenere circonferenze di taglio superiori rispetto alle tre lame fisse o intercambiabili
AFFILATURA Non esiste il problema in quanto le lame sono fissate con una minuscola vite che viene svitata per la loro sostituzione.
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

le tecniche di caccia

La preparazione mentale

Posizione - un buon tiro comincia con una buona posizione. Ed è vero perchè una posizione scomoda o precaria vanifica gli sforzi che poi faremo per trovare la concentrazione giusta. Ricordiamoci che potremmo trovarci ad effettuare il tiro in piedi, in ginocchio o seduti, perciò la posizione deve essere sempre "comoda" e farci sentire a nostro agio per trovare la giusta concentrazione.
Respiro - Il respiro è un importante aspetto della concentrazione. E' un atto che coinvolge mente e corpo. Perciò associamo il movimento respiratorio alla trazione e al rilascio e, a prescindere dalle varie teorie che vogliono il tiro a polmoni pieni o vuoti, alleniamoci cercando di trovare la nostra migliore condizione.
Predisposizione mentale - Atteggiamento estremamente importante nella caccia; qualunque sia la motivazione che ci spinge a cacciare, dobbiamo essere consapevoli dell'atto che stiamo per compiere e di tutte le prevedibili conseguenze.
Concentrazione - condizione mentale essenziale per ottenere prestazioni ottimali. Al pari di tutte le altre tecniche, la concentrazione la si può imparare e migliorare. Per contro la perdita di concentrazione provoca immediatamente due effetti: l'errore e la perdite di sicurezza in sè stessi. Per migliorare la concentrazione, cerchiamo di sviluppare due differenti aspetti complementari tra di loro: la capacità di concentrarsi sul bersaglio e la capacità di estraniarsi da ciò che circonda il bersaglio.
Fiducia in se stessi e nella propria abilità - per ogni freccia che viene tirata occorre credere che la freccia colpirà il bersaglio e così sarà per ogni freccia che tireremo. Se sbagliamo non facciamo ricadere la colpa su noi stessi o a condizioni esterne avverse o a situazioni sbagliate, ma anzi facciamo in modo che queste condizioni o situazioni ci siano di stimolo per migliorarci
Accettare le sfide - condizione mentale che presuppone fiducia in se stessi e stimolo per competere contro se stessi e l'ambiente che ci circonda. Applicata alla caccia con l'arco presuppone costanza, resistenza mentale e fisica e consapevolezza delle proprie capacità,

La caccia vagante

Climbing treestand

Se l'arco ricurvo e la freccia in legno sono l'attrezzatura per eccellenza, la caccia vagante è il degno

L'allenamento

è un aspetto molto importante nella caccia con l'arco e assolutamente da non sottovalutare; in quella che gli americani chiamano la "pre-season" occorre preparasi seriamente per arrivare alla "season" con l'attrezzatura in ottimo stato. Sarà sufficiente seguire queste semplici regole:

1)ricreiamo le stesse condizioni che troveremo in ambito di caccia, per cui alleniamoci dal tree stand o da terra a seconda del tipo di caccia che praticheremo; magari usando una sagoma tridimensionale (ma non è necessario).
2) l'abbigliamento. Vestiamoci esattamente come ci vestiremo quando saremo a caccia. Questo ci eviterà amare sorprese quali la corda che sfrega sulla manica della giacca o la sorpresa di una certa goffaggine in fase di apertura dell'arco. Se a caccia useremo una maschera per nascondere il chiarore del volto, usiamola anche in allenamento perchè il "feeling" dell'ancoraggio con o senza maschera cambia notevolmente e non c'è nulla di più brutto di non sentire o peggio "andare a cercare il contatto" nell'ancoraggio.

3) usiamo le lame. Non lesiniamo l'uso delle lame in fase di allenamento perchè solo con il loro uso potremo accorgerci di difetti di volo ed eliminarli.

4) non tiriamo molte frecce, una volta tarata l'attrezzatura; serve solo a stancarci e basta. Tiriamo poche frecce con un certo intervallo fra loro ma tiriamole come se ogni freccia fosse la freccia della vita. Ricordiamoci che a caccia si è già fortunati se

 

complemento di tale attrezzatura.
Fra i vari tipi di caccia con l'arco, è senza dubbio la più spettacolare ma nel contempo la più complessa. Comporta qualità tecniche non indifferenti quali una approfondita conoscenza del territorio, delle abitudini dell'animale e la capacità di sfruttare le condizioni climatiche a proprio favore. Ma non solo. Significa anche calma, riflessione, pazienza; se a queste condizioni si associa anche una piccola dose di fortuna, allora possiamo dire di essere abbastanza vicini al risultato.

Qualche considerazione pratica. Se decidiamo di fare caccia vagante, prestiamo attenzione a come ci vestiamo e a cosa mettiamo nello zaino. Cerchiamo di essere leggeri, mettiamo nello zaino il minimo indispensabile, vestiamoci con capi resistenti, possibilmente impermeabili e traspiranti. Non esageriamo nel proteggerci contro l'eventuale freddo ma ricordiamoci che camminando il corpo crea calore e vestiamoci a strati. Un binocolo sarà sicuramente utile, così come un filo di lana attaccato all'arco per verificare la direzione del vento ( o in alternativa della semplice polvere di gesso o un qualsiasi altro materiale inodore in polvere in un piccolo contenitore, da poter spruzzare).

Se cacciamo in terreno libero, beh! armiamoci anche di tanta pazienza ma sopratutto, quando vediamo una probabile preda, valutiamo con calma la zona in cui siamo e tutte le soluzioni possibili, dopodichè agiamo di conseguenza. Valutiamo lo stato di allerta dell'animale e dirigiamo i nostri sforzi su animali in apparente stato di tranquillità; evitiamo di perdere tempo cercando un inutile avvicinamento ad animali già allertati perchè molto probabilmente al primo movimento sbagliato che faremo, voleranno via.

Se cacciamo in zone recintate le cose sono decisamente meno complicate in quanto l'animale che vive in costrizione, pur mantenendo l'istintività propria del selvatico, modifica alcuni suoi comportamenti potendo diventare diffidente e irrequieto, quindi più mobile, se soggetto a pressione venatoria all'interno del recinto, oppure assumendo atteggiamenti quasi domestici se viene spesso a contatto con personale dell'azienda faunistico venatoria. In entrambi i casi, l'animale vive relegato in spazi delimitati e di conseguenza i suoi movimenti diventano maggiormente prevedibili con maggiore probabilità di successo da parte nostra.
 

La caccia da appostamento

La si potrebbe definire un ibrido tra la caccia alla cerca e la caccia dal tree stand.

E in effetti la definizione calza a pennello in quanto pur essendo meno complessa della cerca, necessita però della stessa conoscenza del territorio e delle abitudini degli animali alla pari della caccia dal tree stand.

Una volta identificata una zona dove presumiamo possa esserci un buon passaggio di selvaggina, occorre risolvere il problema di dove mettersi e come mettersi, per poter avere una buona copertura ma al tempo stesso una discreta possibilità di tiro. Se siamo allo scoperto evitiamo di metterci in una situazione frontale rispetto alla zona in cui pensiamo che l'animale esca, non tanto per la difficoltà nell'angolo di tiro, quanto invece perchè siamo esattamente alla stessa altezza dei suoi occhi e, ricordiamoci, quanto sia semplice notare un piccolissimo movimento in un paesaggio completamente immobile. Quindi, la posizione corretta è in posizione laterale rispetto alla zona del presunto passaggio. Giocano a nostro sfavore il rumore dei nostri movimenti sul terreno, il nostro odore e il movimento di apertura che faremo con l'arco. Qualunque sia il posto dove abbiamo deciso di fare l'appostamento, cerchiamo di pulire il terreno per liberarlo da rami, foglie e quant'altro possa fare rumore, intralciando i nostri movimenti; nel caso avessimo qualche difficoltà, potremmo usare in alternativa a mò di tappeto, e a condizione di averlo nello zaino, un pezzo di tessuto o una parte di abbigliamento che in quel momento non usiamo, per attutire il rumore. Per l'odore, il vento giocherà un ruolo fondamentale a favore o contro di noi, quindi , se ci crediamo, cerchiamo di coprire il nostro odore con quei prodotti che replicano gli odori del bosco o in alternativa cerchiamo di togliere il nostro odore, usando prodotti neutri o abbigliamento "scentlok" (quest'ultimo è una fibra usata in abbinamento al normale capo di abbigliamento che ha la particolare proprietà di contenere il nostro odore all'inteno dell'abbigliamento; sviluppatasi da qualche anno negli USA, non è ancora nota in Italia). Per quanto riguarda lo spazio di tiro, cerchiamo di valutare in anticipo le varie soluzioni di tiro e prepariamo la zona creandoci dei canali per poter tirare tranquillamente; non esageriamo nella pulizia dello spazio circostant, perchè più puliamo per tirare meglio e più saremo visti meglio. Quindi il concetto è di cercare di individuare qualche buon canale di tiro, sperando che l'animale vi transiti. Una evoluzione della caccia di appostamento è quella effettuata tramite l'utilizzo del "blind" una semplice copertura atta a nascondere la persona; ma di questo argomento parleremo nella sezione dedicata alla "preparazione del blind"

La caccia dal tree stand

Tipo di caccia estremamente efficace, offre la garanzia di una copertura pressochè totale nei confronti dell'animale. Posizionato dai 4 ai 6 metri di altezza, consente di dominare a 360 gradi la zona di caccia; non presenta particolari controindicazioni se non quella di tener conto dell'inclinazione del tiro e dei problemi relativi; d'obbligo l'uso della cintura di sicurezza, per evitare spiacevoli incidenti.
 

 

 

 

 

 

 

 

 

Impiegata in modo massiccio negli Stati Uniti, questa tecnica di caccia si sta lentamente diffondendo anche in Europa. Sicuramente molto utile nella caccia in territorio libero è altrettanto importante nella caccia in zone recintate, dove gli animali, ampiamente condizionati nei movimenti e negli spazi, si muovono con maggiore frequenza in percorsi obbligati.

Impiegato nella caccia in zone libere, presuppone una discreta conoscenza del territorio nonchè una conoscenza delle abitudini degli animali da cacciare oltre ad una ottima sull'interpretazione dei segni della loro presenza.

Il Posizionamento - una volta individuata la zona di passaggio degli animali, dobbiamo cercare di posizionare il treestand in modo da non essere troppo lontani ma nemmeno troppo perpendicolari alla zona che ci interessa; possiamo dire che una distanza compresa fra i 10 e i 30 metri, possibilmente nascosti dalla vegetazione, può essere considerata ragionevole in quanto ne troppo vicina e neppure eccessiva, valutando in ogni caso il proprio range di tiro. Una volta montato il treestand, proviamolo e verifichiamo gli angoli di tiro; facciamo attenzione alla vegetazione che ci circonda e magari con l'aiuto di un compagno a terra cominciamo a pulire la zona di tiro cercando di eliminare la vegetazione che ci crea disturbo.

 

L'uso del "Blind"
 

Evoluzione della caccia a terra, nasce dall'esigenza di nascondere la propria figura e il movimento che l'arciere deve compiere per scoccare la freccia. Tecnica di caccia molto usata negli USA, il blind nasce inizialmente per la caccia ad oche ed anatre, ed ora è utilizzato, anche se in minor modo, per la caccia al tacchini e al cervo qhitetail. Usato anche per la caccia in Africa, dove viene approntato in prossimità di pozze di acqua dove una quantità incredibile di animali di tutte le specie si reca abitualmente per bere. Il blind può essere costituito da un semplice telo, come nella figura a sinistra, per nascondere parzialmente la figura umana, fino ad arrivare ad una vera e propria tenda a montaggio/smontaggio rapido, dall'interno della quale è possibile effettuare un tiro senza paura di essere visti. Il materiale impiegato per la costruzione è di solito un materiale "water resistant" e antistrappo. Per la caccia in Africa, si usano solitamente blind fissi costruiti con terra o rami e quasi sempre interrati-
Nel caso si decidesse di usare il blind per la caccia è opportuno lasciarlo per qualche giorno nel bosco senza frequentarlo per dare tempo all'animale di abituarsi alla sua presenza.
 

 

Un pò più statico rispetto al climbing, ha l'innegabile vantaggio che una volta posizionato, non ci costringe a fare delle incredibili sudate andando su e giù per gli alberi, magari riempendoci di resina.

Per posizionarlo, venivano usati fino a poco tempo fa i "tree step" , dei piccoli gradini a vite che venivano avvitati nel tronco dell'albero con pochissima gioia da parte dell'albero (ndr: negli Usa alcuni Stati non consentono l'uso di step a vite); da qualche anno sono arrivate a risolvere i problemi delle minuscole e leggerissime scalette, in quattro o cinque pezzi, che ci consentono di raggiungere altezze dell'ordine di 5/6 metri senza alcuna difficoltà.

E' opportuno ricordare che per questo tipo di treestand, è bene indossare la cintura di sicurezza anche nella fase del montaggio.

Treestand

E' di certo il più efficace, ma forse anche il meno pratico. Consente una mobilità totale in quanto in pochi minuti ci si può spostare di posizione. Abbastanza ingombrante e pesante.
E' costituito da due pezzi separati; quello basso funge da base per i piedi che vengono bloccati con delle cinghe elastiche mentre quello alto funge da contrapposto per le braccia; il climbing treestand si blocca nel tronco perchè ogni pezzo è dotato di due forcelle a V contrapposte che, per effetto del nostro peso tengono ogni pezzo saldamente bloccato sul tronco. La tecnica per salire consiste nel montare con i piedi sulla base, afferrare la parte superiore con le mani e, inclinandola leggermente per sbloccarla, sollevarla il più possibile sopra la propria testa, dopodichè, aggrappati con le braccia alla parte superiore, inclinare leggermente la parte inferiore, e sollevarla usando la forza delle gambe fino a rannicchiarci. Ripetere alternativamente lo stesso movimento con la parte superiore e così via fino ad aver raggiunto una altezza ottimale. Esistono anche climbing costituiti solo dal pezzo inferiore, nel qual caso, la salita deve essere fatta abbracciando l'albero con le braccia e sollevando unicamente le gambe.

 






 

 

 

 

 

 

 

le reazioni degli animali

 

L'animale colpito da una freccia, a differenza del colpo di carabina, ha una reazione assolutamente "normale"; per chiarire meglio il problema ed escludendo il tiro alla spina dorsale che di solito fa cadere l'animale sul posto, purtroppo senza ucciderlo, intendiamo dire che "fugge" senza mostrare particolari reazioni al colpo (chi caccia con la carabina ha capito di cosa parliamo). E' questo l'effetto letale della freccia che non ha assolutamente "shocking power" ma ha un'altissima percentuale di "killing power".

Analizziamo ora, le reazioni normali al tiro:

Gli animali colpiti nell'intestino hanno spesso sete e si dirigono verso l'acqua.
Gli animali colpiti al cuore possono proseguire per distanze incredibilmente lunghe e mostrare poche perdite di sangue.
Le nostre prede, soprattutto in climi estremamente rigidi, hanno spessi strati di grasso sulla schiena e sull'addome. Ciò può chiudere le ferite evitando una giusta perdita di sangue e rendendo difficile il tracciamento. Per questo motivo evitate tiri verticali dal tree stand.
Non cominciamo a cercare animali feriti all'intestino prima di 6-8 ore se le condizioni di luce lo permettono. Unica eccezione è se la ferita è stata fatta sulla gamba. Se l'animale è obbligato a camminare la ferita può rimanere aperta.
Se c'è minaccia di pioggia o neve potrebbe rendersi necessario tracciare prima del dovuto. Anche in questi casi tracciare silenziosamente, anche più di quando si caccia alla cerca.
Se il colpo è stato fatto in tarda serata e il clima è fresco attendiamo sino al mattino prima di tracciare, a patto che non ci siano molti predatori in zona che potrebbero distruggere la preda.
Se il tiro è stato fatto tardi nella giornata e c'è minaccia di pioggia o neve, armiamoci di una buona pila e cominciamo a tracciare. A volte è pure più facile tracciare durante la notte. Siamo sicuri di contrassegnare le tracce per due ragioni: se le tracce si cancellano c'è più possibilità di risalire al sentiero percorso grazie al nastro lasciato. Inoltre è molto facile perdersi tracciando di notte. Un sentiero ben contrassegnato vi riporterà almeno a dove siamo partiti. Il nastro riflettente è un buon aiuto in questo caso.
Se non c'è sangue, cerchiamo tracce di foglie schiacciate o spostate sul terreno. Cercate piante e cespugli con tracce di passaggio.
Nel tracciare il sangue è spesso necessario controllare che le tracce rosse sulle foglie non siano altro che il colore dell'autunno. A volte, chinarsi a livello del terreno aiuta molto a riconoscere tracce che altrimenti non si vedrebbero.
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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come sceglire il proprio arco?

Nell’acquisto, la scelta dell’arco è sempre stata per noi arcieri un momento importante anche per la spesa che rappresenta. Il consiglio che possiamo darvi è, prima di effettuare qualsiasi acquisto, di partecipare al nostro corso ed utilizzare l’attrezzatura della compagnia. In seguito se la passione rimane e non si rivela come un semplice “fuoco di paglia” si può pensare di compiere il passo. Esistono negozi che offrono archi usati od in offerta perché con colorazioni passate o modelli superati che potrebbero aiutarvi a contenere la spesa.

Le cifre che dovrete affrontare sui modelli nuovi potrebbero essere riassunte così:

circa 150 (?) Euro : arco "scuola" in legno adatto per iniziare a tirare a distanze non superiori a 30 metri;

da 350 a 500 (?) Euro : per affrontare le prime gare

da 500 a 1000 (?) Euro : possedete una buona attrezzatura

oltre 1000 (?) Euro : sarete proprietari di una attrezzatura che, se trattata bene, potrebbe accompagnarvi per molti anni.

Ad ogni modo, che sia nuovo od usato, l’arco che comprerete dovrà essere scelto in base ad alcuni requisiti (frutto di anni di tecnica e sperimentazione, quindi utili e necessari per la scelta) che vi elenchiamo di seguito.

Dal Vostro istruttore, o direttamente in un negozio di arceria fatevi misurare "l'allungo" (distanza dal mento alla V tra pollice e indice quando siete in posizione di tiro), in pollici (1 pollice = 2,54 cm.);

ottenuta la misura aggiungete 1 pollice e 3/4 per adeguare la misura a quella degli standard americani (i maggiori produttori di archi attualmente in commercio), che misurano l'allungo in modo leggermente diverso;

per il "take-down", scegliete la giusta altezza dell'arco (raiser + flettenti):

70 pollici per arcieri con allungo tra 29 e 31 pollici

68 pollici per arcieri con allungo tra 27 e 29 pollici

66 pollici per arcieri con allungo tra 25 e 27 pollici


per il compound, acquistatene uno che abbia la possibilità di essere regolato all'interno di un range da .. a .., di solito pari a due pollici, e fate attenzione che il vostro allungo sia all'interno del minimo/ massimo indicato dal costruttore dell'arco; l'altezza del compound non è importante come nel take-down; una misura asse/asse tra i 40 e 42 pollici è mediamente valida per tutti i tipi di tiro e di gara