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        la caccia a palla

a cura di Giovanni Anesa

La caccia a palla, da molti anni praticata sulle Alpi e da alcuni decenni anche sugli Appennini, sta raccogliendo sempre più consensi fra i cacciatori, specialmente giovani e desiderosi di cimentarsi in questa affascinante disciplina che, introducendo il concetto di gestione venatoria eticamente compatibile ( ampiamente praticato nei paesi mitteleuropei ), proietta la figura del cacciatore da semplice fruitore di selvaggina a gestore della fauna, con tutti i presupposti per una migliore accettazione da parte dell’opinione pubblica, tendenzialmente poco favorevole alla caccia .
Nella caccia a palla nulla deve essere lasciato al caso: è importante conoscere le abitudini degli animali oggetto di prelievo,l’orografia della zona in cui si andrà ad operare e ove ci si dovrà muovere, sempre con la massima calma, in silenzio e sempre a favore di vento(da verificarsi costantemente) se si attua il metodo della cerca; per l’appostamento, invece, bisognerà scegliere con cura il sito monitorando i transetti che gli ungulati percorrono per recarsi dai loro rifugi ai luoghi di pastura e viceversa; in base al territorio si può optare per un capanno a terra se ci troviamo in zone boscate o per un’altana (ove è permessa) in luoghi aperti.
I momenti venatoriamente migliori sono quelli di massima attività degli ungulati: generalmente alba e tramonto, anche se in particolari condizioni metereologiche e stagionali si possono verificare variazioni importanti su detti orari; da evitarsi sempre le zone troppo ventose, poichè il troppo vento infastidisce gli ungulati.
L’abbigliamento dovrà essere mimetico, avendo cura di coprire anche mani e viso i cui movimenti altrimenti sono molto percepibili dagli animali.
Indispensabile uno zaino sia per contenere l’occorrente per la battuta, sia come appoggio per la carabina,un buon coltello per sviscerare la selvaggina e un bastone da tiro alto quanto l’utilizzatore, munito di un punta metallica.
Provate e riprovate le varie posizioni di tiro e gli appoggi in modo da trovare per ognuno sia la massima stabilità che la rapidità di esecuzione.
Non abbiate mai fretta di tirare, aspettate che il capo scelto sia fermo e ben posizionato, in modo da indirizzare la fucilata nel migliore dei modi; quando tirate verificate sempre che sul punto di impatto non vi siano segni di ferimento e, importantissimo, prima di sparare verificate che la palla non crei pericoli, ovvero bisogna avere la certezza che impatti sul terreno: una palla da carabina può essere molto pericolosa a distanze impensabili (diverse migliaia di metri) e da qui l’importanza di sapere esattamente dove colpirà la palla.
Innanzitutto è basilare per chi si avvicina a questa emozionante disciplina, capire che una delle attrezzature più importanti è sicuramente l’ottica di mira; infatti se volete risparmiare fatelo sull’arma: in commercio esistono ottimi prodotti a prezzi contenuti, dotati di calciature sintetiche e senza tanti fronzoli, ma che sparano benissimo, a patto di essere corredate da un ottica di marca primaria e da buoni attacchi che consentono di avere una granitica giunzione fra arma e ottica, in modo non solo da avere la massima precisione, ma anche di mantenerla tale nel tempo.
Ricordate che se il budget di spesa non è alto, è meglio, a parità di prezzo, un’ottica a ingrandimenti fissi di ottima fattura rispetto ad una ad ingrandimenti variabili di media qualità.
E’ altrettanto importante disporre di un buon binocolo e anche per questo strumento vale lo stesso discorso dell’ottica di mira, perché se di scarsa qualità produce un fastidioso affaticamento della vista e inoltre una scarsa luminosità è assolutamente penalizzante in condizioni di luce precaria (alba e tramonto)
Per quanto riguarda il calibro, molto dipende dal tipo di selvatico che si vuole insidiare: i calibri tuttofare non esistono, però un calibro medio può risolvere molte situazioni, specialmente nel nostro Paese, ove la fauna ungulata cacciabile va dal capriolo al cervo e quindi con una oculata scelta, sia del peso che del tipo di palla, un 270 Winchester o un 7X64 Brenneke possono costituire una dotazione ragionevole (ponendosi al limite superiore per il capriolo e a quello inferiore per il cervo): il calibro americano è sicuramente più facile da reperire in quanto camerato da tutte le case costruttrici di carabine ed in svariati modelli, dai più economici a quelli più raffinati: trattasi di un calibro sufficientemente teso, dal rinculo assolutamente gestibile, di buona precisione intrinseca ed anche per quanto riguarda il munizionamento è di facilissima reperibilità.
Il secondo calibro, quello tedesco, meno comune, è camerato da importanti Case europee e nazionali. E’ in grado di fare fondamentalmente tutto quello di cui è capace il 270 W, con il vantaggio che, essendo stato studiato per la selvaggina del nostro continente, a mio parere ha una lieve superiorità sul cugino americano: per contro le munizioni sono più care e meno reperibili, anche se comunque ottime .
Curate la taratura dell’arma in maniera maniacale e verificatela spesso, usando sempre le stesse munizioni (cambiando il peso della palla la taratura varia a volte anche in maniera evidente).
Lasciate raffreddare la canna tra un colpo e l’altro e, prima di andare a caccia, ricordatevi se la canna internamente è oliata, di passare una pezzuola con l’apposito solvente sino alla completa rimozione di ogni traccia di olio lubrificante, onde evitare che il primo colpo (solitamente quello buono) vada fuori bersaglio.
Di grande importanza, al fine di ottenere un abbattimento del selvatico il più possibile indolore, la scelta del tipo di palla che dovrà cedere la maggior quantità di energia all’impatto senza frammentarsi, ma penetrando in profondità in modo da produrre una ferita assolutamente mortale.
Al momento le palle migliori sono quelle a nucleo saldato, anche se si stanno facendo prepotentemente strada quelle monolitiche in rame, che non contengono piombo e che assicurano una ottima deformazione senza alcuna frammentazione.
Ma la cosa più importante, ai fini di un abbattimento etico, è senza dubbio la capacità di piazzare il colpo in maniera corretta e qui entrano in gioco diversi fattori, quali l’allenamento, la giusta posizione, il corretto appoggio, la respirazione e, non ultima, la distanza a cui si trova il selvatico.
Maggiore è la distanza, maggiore è la probabilità di fallire il colpo o, peggio, di ferire il selvatico; quindi è sempre meglio avvicinarsi il più possibile alla preda prima di esplodere il colpo: ragionevolmente i 200 mt sono già una buona distanza, i 300 mt sono tanti, oltre…..molte volte sono favole….
Etica: una parola importante che ci fa capire il rispetto che dobbiamo al selvatico, anche e soprattutto nel momento in cui stiamo per dargli la morte, che deve essere sempre rapida e causare la minore sofferenza possibile; nel malaugurato caso di un ferimento esistono ormai su quasi tutto il territorio nazionale dei team di recupero, composti da un conduttore e dal suo cane da traccia, da contattare rapidamente, segnalando il luogo ove è avvenuto il ferimento e il tipo di selvatico che sarà oggetto della ricerca.
Per facilitare il recupero bisogna assolutamente astenersi dall’inseguire il selvatico: servirebbe solo a confondere la traccia, ma occorre invece segnare accuratamente il punto d’impatto, la direzione presa e memorizzare la reazione allo sparo: per questo è importante imparare a non chiudere l’occhio con cui si sta mirando nel momento in cui si spara, cosi da rendersi conto del piazzamento del colpo.
Un consiglio: se ne avrete l’occasione, seguite il lavoro del cane da traccia nelle varie fasi, naturalmente con la massima discrezione, per non recargli disturbo: sarà un’esperienza molto interessante.
Naturalmente questo vuole essere solo un discorso di massima: per gli approfondimenti vi rimando al forum di cacciaepassione, ove naturalmente, se lo vorrete, potremo sviscerare specificatamente ogni argomento sulla caccia a palla.
Un caloroso saluto sia ai nuovi adepti di questa affascinante disciplina, ma anche ai veterani che, come me, la praticano ormai da tanti anni con soddisfazione, con l’augurio di sentire riecheggiare spesso il corno da caccia, accompagnato dalla consegna del bruch e dal benaugurante weidmannsheil .


WEIDMANNSHEIL JAEGER
 

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